Quando la gerarchia diventa abuso: molestie sessuali e silenzi nelle forze in divisa

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Le molestie sessuali in ambito lavorativo caratterizzato da struttura gerarchica (personale in divisa)
Analogamente a quanto accade in ogni contesto lavorativo, anche negli ambienti caratterizzati dall’uso della divisa e da una marcata struttura gerarchica possono verificarsi condotte integranti molestie sessuali. In tali contesti, il vincolo di subordinazione e la differenza di grado possono costituire fattori idonei a favorire situazioni di abuso di potere, anche con connotazione sessuale.
Nell’esperienza professionale, è frequente imbattersi in casi in cui il personale, prevalentemente femminile ma non esclusivamente, sia costretto a subire comportamenti inappropriati, quali contatti fisici indesiderati, espressioni verbali sconvenienti e attenzioni non richieste, suscettibili di integrare fattispecie penalmente rilevanti.
Un elemento di particolare criticità è rappresentato dalla reticenza alla denuncia da parte delle vittime, spesso determinata dal timore di ritorsioni, di isolamento professionale, di compromissione della carriera o, ancora, dalla sfiducia circa la possibilità di essere credute. Tale atteggiamento omissivo, tuttavia, rischia di alimentare un circolo vizioso, nel quale il soggetto agente, forte della posizione di superiorità gerarchica, si sente legittimato a reiterare e aggravare le proprie condotte illecite.
È opportuno evidenziare che, sebbene la casistica riguardi in misura prevalente il personale femminile, non risultano infrequenti situazioni in cui anche soggetti di sesso maschile, in posizione subordinata, subiscano analoghe condotte lesive della propria sfera personale e dignità.
Di recente, è stato prestato patrocinio legale a favore di una militare che ha trovato il coraggio di denunciare una tentata violenza perpetrata da un proprio superiore gerarchico. A seguito della denuncia, la competente Procura militare ha avviato un procedimento penale volto all’accertamento dei fatti. Tuttavia, nel corso delle indagini, la persona offesa ha dovuto affrontare significative difficoltà, tra cui tentativi di minimizzazione dell’accaduto e indebite pressioni volte a indurla a ritenere sproporzionata la propria reazione.
L’auspicio è che l’Autorità giudiziaria adotti una decisione rigorosa ed esemplare, idonea a riaffermare il principio fondamentale secondo cui nessun soggetto può abusare della propria posizione di supremazia gerarchica per comprimere la dignità, la libertà e l’integrità psico-fisica di chi è chiamato semplicemente a svolgere, con professionalità e serenità, il proprio servizio.
In particolare, nei contesti lavorativi in divisa, tale tutela assume un rilievo ancora maggiore, atteso il livello di responsabilità e disciplina richiesto al personale, che non può in alcun modo tradursi in strumenti di sopraffazione o abuso.